Alla difesa della verità: strumenti e metodi per combattere la disinformazione

Gli esperti Jane Lytvynenko e Craig Silverman guidano il pubblico in un workshop volto ad illustrare le risorse per contrastare la manipolazione dell’era digitale

di Giovanni Mogetti

Strumenti, tecniche ma anche trucchi e notevoli consigli per rispondere all’onnipresente minaccia della disinformazione e delle sue innumerevoli forme adottate nei media sono stati i protagonisti del workshop “Investigare le campagne per manipolare i media”, tenutosi nella seconda giornata del Festival al Palazzo Graziani. L’incontro ha potuto godere della partecipazione di due indubbi esperti nel settore dell’investigazione digitale: Jane Lytvynenko, reporter da anni operante nel campo della disinformazione e della manipolazione online con alle spalle importanti anni di collaborazioni con BuzzFeed News, i cui sforzi si sono spesso concentrati sulla messa in evidenza di teorie cospirazioniste, e Craig Silverman, tra i maggiori esperti mondiali di disinformazione, manipolazione dei media ed indagini nel campo delle tecnologie digitali, nonché illustre esempio di reporter investigativo.

Nella prima parte dell’incontro tutte le attenzioni sono state rivolte verso le modalità di analisi dell’ecosistema informativo presentate dalla ricercatrice, tipiche dell’etnografia investigativa, attraverso una rapida ma efficace guida sulle funzioni più utili comprese nelle piattaforme digitali che utilizziamo quotidianamente. Inevitabile è stato anche l’occhio di riguardo verso l’attuale conflitto combattuto sul suolo ucraino, vista la proliferazione massiva di notizie completamente false e dannose per il pubblico che non ha ovviamente tardato a farsi sentire ancora una volta nei canali online, qui presi in esame, attraverso casi di studio dapprima più semplici e, a poco a poco, sempre più complessi e spinosi.

Il secondo momento del seminario è stato, invece, interamente focalizzato sul ciclo di vita di una campagna disinformativa digitale che, come ben puntualizzato dagli speaker dell’evento, viene tendenzialmente caratterizzata da cinque fasi ben distinte: dall’ “origine”, talvolta difficile da attribuire per il modo sfuggevole in cui la comunicazione agisce nei media moderni, seguita dalla sua “diffusione nei social media” e dalle conseguenti sfide poste verso “figure del calibro di politici, attivisti e giornalisti chiamate inevitabilmente in causa”, che costituiscono rispettivamente il secondo e il terzo atto. Gli ultimi due stadi vengono rappresentati dalla “mitigazione”, dove il fact checking entra in gioco, e dagli “adeguamenti”, dove i diffusori di falsità si adattano nel momento in cui le infondatezze vengono alla luce.

Come tiene a puntualizzare lo stesso Silverman, per un momento definito scherzosamente dalla sua collega come un “nonno della disinformazione” per via della longevità dei suoi studi a riguardo, la comprensione di questo processo circolare quasi infinito è a dir poco indispensabile per contrastare l’alterazione distorta dei media: un motivo ulteriore per far tesoro dei preziosi consigli a cui penseremo più spesso prima di lasciarci guidare dall’istinto.


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