Corpi estranei: il razzismo rimosso in Italia

Quando l’attivismo contro le discriminazioni razziali diventa una condizione necessaria

di Martina Marotta e Fiorenza Venti

Giovedì 7 aprile – “Il razzismo sistemico si insinua anche in contesti di emergenze”, inizia così il dialogo tra Annalisa Camilli, Esperance Hakuzwimana ed Oiza Obasuyi che si è svolto nella Sala dei Notari. Il primo argomento trattato riguarda un tema di estrema attualità che tocca da vicino il nostro Paese: la differenza tra i profughi ucraini e quelli africani. I sistemi di accoglienza per chi scappa dalla guerra in Ucraina messi in atto dagli Stati europei sono fortemente discriminatori. Di fatto, i profughi con cittadinanza ucraina rientrano nei programmi di protezione temporanea mentre ai profughi neri, che si trovano lì per motivi di studio o lavoro, non è permesso lasciare il paese.

Le due speaker sottolineano, inoltre, come gli Stati europei dimostrano di essere capaci di unirsi per aiutare in casi di guerre, però solo quelle che avvengono in Europa e che colpiscono persone bianche, per i migranti che attraversano il mediterraneo, invece, l’intervento comune è stato assente. Nel 2022 la distanza geografica e temporale non può più essere considerata come un’attenuante per il disinteresse verso i migranti africani, in quanto anche ciò che è lontano diventa vicino attraverso i più comuni mezzi d’informazione, ed oggi conoscere certe tematiche è fondamentale. Altro argomento d’interesse riguarda la cittadinanza italiana che viene negata ai bambini nati nel nostro paese da genitori immigrati.

A far riflettere è la domanda di Oiza Obasuyi “Cos’è il razzismo istituzionale se non negare diritti a chi nasce in Italia solo per avere genitori stranieri?”. Emerge che l’assenza di una legge sulla cittadinanza diventa fardello soprattutto per i ragazzi ed adulti che vedono limitata la possibilità di costruirsi una carriera nel paese in cui sono cresciuti. Ciò è dovuto anche ad una costante narrazione che vede le comunità africane al centro di generalizzazioni e disumanizzazioni. Infatti, nel momento in cui viene commesso un reato, tutta la comunità viene addossata di quella colpa, imponendogli, quindi, di dissociarsi pubblicamente da ciò che è stato commesso da uno solo di loro. Si tratta di un processo che non viene mai né richiesto né imposto agli Italiani.

Poco dopo l’attenzione delle protagoniste dell’incontro si è spostata sul movimento Black Lives Matter, fondamentale per la riscoperta di una comunità nera compatta, ma che ha fatto anche emergere come le persone, nere e bianche, si siano mobilitate solo perché si è trattato di una tragedia avvenuta oltre oceano e di forte risonanza mediatica. Sarebbe, invece, necessario battersi per i casi di razzismo che avvengono spesso in Italia, creando nelle coscienze la consapevolezza necessaria per dare vita a forti mobilitazioni anche nel nostro Paese.

Emerge una riflessione importante: senza una vera operazione di accoglienza, senza dare la cittadinanza italiana agli afrodiscendenti, senza dare dignità alle persone africane che vivono e lavorano in Italia si sta compiendo “un attentato al futuro del nostro paese”.


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