Terrorismo made in Italy

Viaggio alle origini di una storia ancora aperta

di Sofia Pacifici

Benedetta Tobagi ci racconta il frammento di storia italiana che parte dalla fine degli anni ’60 e arriva a metà degli anni ’80 conosciuto con l’espressione anni di piombo. Termine riduttivo rispetto a ciò che realmente è accaduto, la società degli anni ’70 italiana non può essere identificata solo nel piombo delle pallottole. Per la giovane Repubblica quello è stato un periodo di grandi conquiste in senso politico, sociale e lavorativo che possiamo esemplificare con la stesura dello statuto dei lavoratori (1970), il divorzio che diventa legge (1970) e la depenalizzazione dell’aborto (1978).

Ma cerchiamo di tornare alle origini e spiegare come mai il terrorismo politico è stato così dirompente nel nostro Paese. L’Italia del 1960 nasce sugli strascichi di un ventennio di dittatura e con le lacerazioni interne portate dalla guerra civile. Questo clima di precarietà è aggravato da una crescita economica vertiginosa in un Paese del blocco occidentale al cui interno è presente il Partito Comunista più importante d’Europa.

L’instabilità che caratterizzava l’Italia del tempo ha messo di fronte alle speranze progressiste di una parte della società le paure del blocco conservatore. Il terrorismo politico nero nasce su questa scia: c’era bisogno di “rimettere l’Italia nei binari della normalità”.

È il 12 dicembre 1969 a Milano, Piazza Fontana, ore 17 circa. Una bomba esplode e uccide 17 persone, nessuno che rivendica l’accaduto, è palese la volontà di creare un clima di terrore. Vengono incolpati per l’episodio anarchici ed esponenti della sinistra extraparlamentare, sono loro che destabilizzano il Paese e c’è bisogno di condannarli: c’è bisogno di normalità. Servizi segreti e uffici politici, fortemente influenzati da ideologie conservatrici e anticomuniste, condizioneranno il trattamento di questa (e altre stragi). I terroristi neri vengono coperti da chi vuole capitalizzare la paura per frenare i comunisti.

All’estremo opposto nasce il terrorismo di sinistra. Gruppi politici che portano avanti istanze di cambiamento radicale attraverso la violenza. Il retroterra ideologico di queste formazioni si ispira ai modelli di guerriglia sudamericani, gli obiettivi da colpire sono i rappresentanti di destra ma, soprattutto, i politici della sinistra che intendono rinnovare lo Stato con moderazione. Le riforme caute sono minacce per la tanto auspicata rivoluzione. Il primo omicidio commesso da questi schieramenti non è rivendicato e, anzi, la formazione che lo compie porta avanti una forte propaganda per far ricadere la colpa sul terrorismo nero. Oramai per la società è facile pensare che sia la destra a compiere atti violenti. Nel corso degli anni il terrorismo di sinistra rivendicherà numerosi rapimenti e uccisioni, la strategia da seguire era una: “uccidine uno per educarne molti”.

Nonostante i molti collaboratori di giustizia (e il tempo trascorso) questa pagina di storia è purtroppo ancora aperta. Sono molteplici i processi attualmente in atto che tentano di ricostruire quanto successo in quegli anni orrorifici.

Mi sembra molto interessante, oltre che utile, segnalare infine la Rete Degli Archivi Per Non Dimenticare a questo link per conoscere più nel dettaglio questi anni, chi li ha vissuti e chi, sfortunatamente, ne ha fatto le spese.


Guarda il video integrale dell’incontro: