Julian Assange: verso il punto di non ritorno

La lotta contro l’estradizione del fondatore di Wikileaks è stata al centro del panel in cui la giornalista Stefania Maurizi ha potuto contare sulla presenza di due notevoli figure come Stella Assange e Joseph Farrel

di Giovanni Mogetti

Sabato 9 aprile – Il Festival ha potuto assistere ad uno dei più significativi ed importanti incontri sulla difesa dei diritti fondamentali, svoltosi all’Auditorium San Francesco, e relativo all’imminente processo del fondatore di Wikileaks Julian Assange, da anni incarcerato per le sue coraggiose pubblicazioni che hanno sfidato le volontà dei governi mondiali.

A moderare il panel un noto volto del giornalismo investigativo italiano, ovvero Stefania Maurizi, redattrice d’inchiesta per diverse pubblicazioni, su tutte Il Fatto Quotidiano: la sua presenza non è stata ovviamente casuale, avendo collaborato alla diffusione di gran parte dei documenti segreti di Wikileaks dal 2009, grazie anche all’appoggio di diversi media nazionali. L’altro ospite dell’evento è stato Joseph Farrell, giornalista britannico che ha lavorato per il Centre for Investigative Journalism e il Bureau of Investigative Journalism ma, soprattutto, attuale ambasciatore della stessa Wikileaks, dalla cui collaborazione sono scaturite alcune delle inchieste più celebri ed importanti degli ultimi anni, come il celeberrimo Cablegate nel 2010 e gli War logs riguardanti gli orribili crimini di guerra commessi durante i conflitti in Iraq e in Afghanistan, che gli hanno fatto guadagnare “la furia dei governi del mondo”, come raccontato allo stesso reporter.

La giornalista ha voluto ripercorrere la storia di Assange dal 2008, anno della conoscenza con quest’ultimo avvenuta per via di una singolare circostanza: a quei tempi infatti, la Maurizi si era resa conto dell’utilità della crittografia informatica come protezione dei documenti utilizzati come fonti, e l’unica organizzazione ad utilizzare questa risorsa era proprio Wikileaks, per lo scambio di report che in seguito alla loro pubblicazione non furono rimossi nemmeno sotto intimidazione dello stesso Pentagono. Il momento più intenso dell’evento è stato però segnato dall’entrata di Stella Morris, avvocata e attivista, ma soprattutto coniuge da appena due settimane dello stesso Assange, attraverso delle nozze avvenute nello stesso carcere di sicurezza in cui il marito risulta detenuto da tre anni: nel momento in cui essa si è collegata virtualmente, infatti, il pubblico si è lasciato andare ad un lungo e scrosciante applauso.

Il suo tono spesso inquieto e i suoi ultimi aggiornamenti sul preoccupante stato di salute del marito non hanno potuto lasciare indifferenti ma, come anche essa ha sottolineato di fronte alla platea, è più importante “che questa lotta continui”, poiché dopotutto la sfida si è combattuta finora senza esclusione di colpi. La moderatrice ricorda, infatti, come durante l’amministrazione Obama, nonostante diversi tentativi, il governo statunitense non fosse riuscito ad incarcerare effettivamente Assange, in quanto esso non fu riconosciuto come un hacker ma come un publisher, a differenza di quanto successo in seguito, durante il governo Trump e l’attuale esecutivo guidato da Biden. Come non ha sicuramente lasciato irrilevante il pubblico del Festival l’ulteriore testimonianza, da parte sempre della Maurizi, riguardante l’accesso nascosto dei servizi segreti a tutte le informazioni acquisite nel suo cellulare dopo un incontro in ambasciata con il fondatore di Wikileaks.

Nella parte finale, la reporter ha voluto ancora sottolineare come la possibile estradizione negli Stati Uniti dell’uomo che ha lottato più volte per la libertà rappresenterebbe un danno che non andrebbe a limitarsi al giornalismo, ma che andrebbe a coinvolgere le vite di tutti, e di come

l’opposizione sia fondamentale, affinché il coraggio dimostrato da persone come Julian Assange non risulti invano.


Guarda il video integrale dell’incontro: